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Vivere il mare per imparare a temerlo e rispettarlo – intervista a Andrea Fantini

by Redazione

11 / 05 / 2021

Vivere il mare per imparare a temerlo e rispettarlo – intervista a Andrea Fantini
Vivere il mare per imparare a temerlo e rispettarlo – intervista a Andrea Fantini

Vado per mare fin da quando sono piccolo:
Quando sono nato i miei avevano già una piccola barca a vela e hanno sempre portato me e mia sorella a navigare.
Viaggi molto tranquilli, brevi uscite in inverno nel mar Adriatico, in Croazia o Grecia per le vacanze estive. Sono stati veramente brevi i periodi in cui non sono andato in barca.

Ho avuto un periodo di distaccamento dal mare, in piena adolescenza. I miei coetanei avevano altri interessi.
Ma è durato poco, l’amore per il mare ha presto prevalso e ho ripreso a navigare, a pieno ritmo.

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Divoravo i libri dei navigatori solitari, finché un giorno ho avuto la fortuna di poter fare una breve traversata con Pasquale de Gregorio, uno dei pochi navigatori italiani ad aver partecipato e terminato il Vendée Globe, il giro del mondo in solitario senza scalo e assistenza.
Da quel giorno la mia vita è cambiata, ho votato la mia vita al mare e alle lunghe navigazioni, inseguendo ferocemente il mio sogno, il Vendée Globe.

Mediterraneità significa parlare di casa, cui associo il concetto di mare nostrum, fatto di odori e profumi della macchia mediterranea, di colori vivaci alternati a colori tenui, le mille tonalità del mare, delle terre e dei boschi, ed infine i sapori dei nostri prodotti, semplici e di altissima qualità.

Puoi raccontarci quali sono i tuoi luoghi del cuore?

Il mio luogo del cuore è sicuramente è un posto affacciato sul Mediterraneo. Il mio mare e la mia terra.
Sono particolarmente legato alla Costa Adriatica, dove ho imparato a navigare, a tirare i primi bordi.
Ci sono tanti altri luoghi cui sono affezionato, uno in particolare, le Baleari, Mallorca, Menorca, Ibiza e Formentera.
Sono isole stupende e magiche, sia navigate in barca che calpestate dall’interno. I colori, gli odori, i sapori.

Ci racconti un aneddoto legato al mare nostrum?

 

Una lunga serie di avventure per mare
Tutte le mie avventure ed esperienze sono state e sono tutt’ora, soprattutto legate al mare.
Gli aneddoti sono moltissimi, ma uno in particolare l’ho vissuto proprio nel mare di casa, in Adriatico, durante una regata bellissima che si chiama la 500×2: 500 miglia, per due persone di equipaggio, da Caorle alle Tremiti e ritorno.
È stata una delle prime regate lunghe che facevo e abbiamo siamo stati colti da una burrasca in piena regola.
Negli anni successivi ho vissuto tante esperienze e alcune estreme, in tutte le acque, ma quella rimane una delle più grosse batoste che abbia mai preso.
Da quel momento ho imparato a mie spese ad avere un ossequioso rispetto per il mare e per la natura in generale.
Ho capito davvero quanto siamo piccoli ed impotenti al suo cospetto.

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Quale la differenza tra l’approdare in un porto sulla costa del mediterraneo, o in un’altra parte del mondo?

Quando dall’oceano entro nel Mar Mediterraneo passando Gibilterra è come se aprissi la porta di casa, è tutto più familiare, posso navigare ad occhi chiusi per le tante volte che sono stato in quel mare.

Ma ancora una volta, non è un buon motivo per abbassare la guardia, è un mare chiuso, spesso i fondali non sono profondi e quando arriva una depressione il mare si ingrossa velocemente e ci sono poche via di fuga.
Dirigersi verso terra, potrebbe sembrare la scelta più sicura, ma in realtà è la più rischiosa, quindi subisci la situazione e la gestisci come meglio puoi.

Quando invece passo Gibilterra da est a ovest e sbuchi in oceano, le distanze aumentano, si ragiona in modo diverso, ci sono più incognite, è spaventoso ed affascinante allo stesso tempo.
Ogni mare ha le sue caratteristiche, i suoi pericoli, il suo fascino e il suo modo di accogliere.
Quello che resta sempre uguale è che navigare è un’esperienza meravigliosa.

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Non mi sento nella posizione di dare consigli o insegnamenti, ho fatto tante di quelle stupidaggini in vita mia!
Ho sempre seguito la mia passione, il sogno della vita, giocando le mie carte e assumendomi le responsabilità delle conseguenze.
Se dovessi parlare ad un ragazzino che ha una passione forte, vela o qualsiasi altra cosa, gli direi di dare tutto quello che ha e fare tutto quello che può per inseguirla, senza voltarsi mai.
Se la passione fosse il mare gli direi di avere sempre il massimo rispetto per il mare: non sei tu che passi ma è lui che ti lascia passare.

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Come segui e concepisci la missione di tutela dei mari?

Sensibilizzare l’opinione pubblica alla tematica di tutela dei nostri mari non è semplice.
Si potrebbero fare tantissime cose e tante vengono già fatte.
Il problema è – e lo dico con una tristezza infinita – che in Italia, ma anche in tutti gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, non esiste una cultura per il mare.

Sarebbe una buona idea, cominciare dall’educazione e dall’istruzione.
Si dovrebbe iniziare a parlare dello stato penoso in cui versano i nostri mari ai bambini nelle scuole, fare capire loro che stiamo distruggendo uno dei beni più preziosi della terra, mostrare quanta immondizia riversiamo in mare ogni giorno, e quanto questo distrugga e uccida la flora e la fauna che nell’acqua e con l’acqua vive.
I bambini recepiscono sicuramente più degli adulti, e rappresentano l’unica speranza perché la situazione non peggiori, anzi, migliori. Sono il futuro della terra, e del mare.

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Bio

Andrea inizia a navigare da bambino sulla barca di famiglia in Adriatico e compie la sua prima traversata oceanica a 24: da allora la vela è stata la sua passione e professione.
Dal 2013 al 2015 compie quasi due giri del mondo a bordo del VOR70 Maserati con a bordo Giovanni Soldini come skipper, tra regate oceaniche, record, ed eventi per gli sponsor. Nel 2015 lancia il suo progetto “Andrea Fantini Racing”, con il Main Sponsor Enel Green Power, e naviga a bordo di un Class40 equipaggiato con tecnologie innovative per la produzione dell’energia da fonti rinnovabili. Nel 2017, partecipa alla leggendaria Transat Jacques Vabre e nel 2018 è l’unico italiano a completare la prestigiosa Route du Rhum, in condizioni meteo eccezionalmente avverse.
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