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Un mondo a colori – Intervista a fabio Attanasio

by Redazione

28 / 05 / 2021

Un mondo a colori – Intervista a fabio Attanasio
Un mondo a colori – Intervista a fabio Attanasio

Sono napoletano e la Mediterraneità è nel mio DNA. La sensibilità al colore, l’amore per i luoghi di mare e per la mia città, fanno parte di me e influenzano in maniera più o meno consapevole sia il mio lavoro che il mio modo di vivere.

Come?
A partire dal modo di vestire, ad esempio, nella scelta di colori vivaci e raramente scuri, col desiderio di osare con tonalità più accese.
Una caratteristica tipica del mondo sartoriale, dal quale provengo e al quale sento appartenere, e tipico del gusto del Sud Italia.

La sartoria italiana è un mondo di stili e combinazioni che cambia da Nord a Sud; basta pensare al semplice elemento del capospalla, la giacca. Più ci si sposta verso il meridione, più la giacca si svuota e si alleggerisce per andare incontro a temperature più miti, ma incontra anche – lo scrivo nel mio libro “Scent of Tailoring” – un gusto più incline al colore e che va un po’ contro i classici colori blu e grigi più istituzionali.
Questo vale per la giacca, ma lo stesso discorso può esser fatto anche per una cravatta, un cappotto, le sciarpe, qualsiasi indumento maschile in genere.
Ho intervistato sarti in Puglia, in Sicilia, ho visto delle gabardine color corallo, Hopsak color mattone, proposte di colori e tonalità sicuramente difficili da incontrare in stilisti del Nord. Da uomo nato e cresciuto al Sud e intimamente meridionale, mi sento rientrare pienamente nel concetto di Mediterraneità.

La mia mediterraneità influisce tanto nella scelta dei colori, quanto sull’aspetto creativo che rappresenta una componente estremamente importante nella realizzazione delle mie linee e collezioni, e nel modo di comunicarle. La mediterraneità è sia una fonte d’ispirazione che un condizionamento stilistico.

Quale l‘indumento più adatto a rappresentare la moda mediterranea?

 
Per me la giacca napoletana è un emblema di mediterraneità.
Un capo che è stato capace attraverso i suoi diversi autori, i sarti napoletani, a reinventarsi e reinventare a sua volta quella che era la giacca inglese, stravolgendola. La capacità dei sarti napoletani è stata quella di creare una giacca identitaria, nuova, che rispondesse ai canoni e alle richieste dei gentiluomini napoletani dell’epoca, è stata sicuramente una fonte e un esempio di mediterraneità che ha creato un’arte, un’immagine dell’uomo mediterraneo.
 

vietri
Vietri – Ph Kārlis Dambrāns

 

Sa di mediterraneità il giallo dei limoni di Sorrento, il verde della macchia mediterranea, i colori della Costiera Amalfitana e il blu delle acque di Capri, il fucsia degli oleandri e l’ocra della vegetazione bruciata dal caldo e dal sole. Siamo abituati al colore fin da piccoli. Pensiamo alle ceramiche di Vietri, un fantastico ed esemplare modello di mediterraneità… una forma di arte ed eleganza con un uso sapiente dei colori, senza mai scivolare nel kitch.

Che cosa è per te l’eleganza maschile?

 
Per me l’eleganza parte dalla coerenza.
Per il mio marchio di occhiali che prende il nome da “The Bespoke Dude” il nome del mio blog, abbiamo optato per una scelta coerente: siamo andati da un artigiano cadorino, a Cadore, dove si trova l’eccellenza del mondo dell’occhialeria, a chiedere di produrre la prima collezione di occhiali.
Quando parlo di coerenza parlo di questo.
Non siamo andati in un paese con una manodopera e un costo di produzione più basso e magari di qualità inferiore a quella italiana.
Ho voluto supportare gli artigiani italiani, così come il mio blog racconta il puro artigianato italiano.
La stessa operazione l’ho fatta anche nel 2015 con Velasca, pensando alla loro prima collezione di mocassini. Loro producono a Montegranaro, creando anche qui un richiamo alla coerenza: avremmo potuto farle produrre altrove, magari in Spagna dove ci sono alcuni calzifici pazzeschi che lavorano benissimo, eppure abbiamo scelto l’Italia.
Sempre per coerenza abbiamo voluto raccontare l’artigianato italiano.
L’anno scorso nasceva The Fleece Milano, un piccolo maglificio a conduzione familiare in provincia di Como, dove lavorano il cachemire ancora con tecniche tradizionali e segreti della lavorazione che conoscono solo loro. Tutto questo è affascinante. Il mondo dell’artigianato per me è coerente perché parla sempre la stessa lingua, la lingua della qualità, dell’eccellenza e del continuo miglioramento del prodotto.

Quale la caratteristica che descrive il lifestyle Mediterraneo?

 
Il food è uno degli elementi più rappresentativi del nostro stile di vita. Uno stile di vita salutare e al contempo pieno di gusto e fantasia.
E così come il cibo, credo che lo stile mediterraneo esprima la capacità di sapersi godere la vita, senza strafare, senza eccessi, ma con i ritmi rilassati di un rapporto in piena armonia con l’ambiente circostante.

Al concetto di cibo e del bere è poi strettamente collegato iI concetto di ospitalità dell’accoglienza, dell’ambiente in cui si consuma e si beve.

E penso che l’eleganza maschile abbia molto a che fare con tutti questi elementi. Esprime gusto, eccentricità e semplicità. Saper stare nel mondo e in mezzo alla gente, esser adeguati e a proprio agio in ogni contesto e situazione.

Prova a pensare al gentleman seduto al bar che degusta il suo drink, al professionista che condivide un pasto di lavoro, ospite o ospitato.
 

Fabio Attanasio al bar
 
Ricordo quando ero a Londra, per il lancio della collezione di orologi Fifty Six avevano avuto la bellissima idea di presentarci il campione mondiale di Sommelier di Sigari, titolo che prima di allora non sapevo nemmeno esistesse.
Lui aveva vinto il titolo del Campionato che ogni due anni si tiene a Cuba, facendo un pairing, un abbinamento di un sigaro particolare con un Grand Marnier, e mi ha piacevolmente stupito la coerenza con cui orologi, sigari, Gran Marnier alla fine rientrassero nello stesso contesto.
L’armonia e le connessioni che il mondo a volte ci porta a scoprire, sono inaspettate e sorprendenti, e quando incontro un esperto conoscitore di tessuti che vuole scoprire e comprendere tutte le caratteristiche di ciò che sta bevendo, e magari valutare la fragranza che meglio si associa a quel determinato momento della vita…sento che allarga la mente e prova a cercare connessioni inusuali.

Nell’approccio e nella tipicità delle linee di brand, è possibile individuare un particolare che distingua il fare moda e fashion caratteristico mediterraneo, da quello continentale?

 
Il mio campo privilegiato d’azione sono le botteghe polverose, piene di scampoli di tessuti degli artigiani.
La differenza fondamentale che ho notato tra artigiani mediterranei e continentali è la diversa disponibilità alla sperimentazione. L’artigianato tedesco o inglese è molto conservativo.

In ambito sartoriale, non puoi sperimentare troppo, la giacca è quella. Ma in Italia, su sei sartorie intervistate, ognuna interpreta la giacca in modo proprio, partendo da una base di costruzione comune, ma sviluppando l’impalcatura del palazzo in maniera diversa. La creatività italiana è sempre in cerca dell’elemento distintivo. Perché noi siamo un mix, un gruppo di Paesi, tradizioni e culture diverse, messi insieme. Non abbiamo mai trovato un unico modo.

Come è nata la tua passione per la moda maschile?

 
La passione c’è sempre stata, non l’avevo semplicemente capito.
“A chi ha coraggio di ascoltarsi” è la dedica iniziale del libro.
Ero convinto, fino a prima di andare a studiare in Argentina, che nella vita avrei fatto l’avvocato e ne ero convintissimo. Studiare certi esami non mi piaceva per nulla, un po’ come a tutti credo. Ma io sentivo il rifiuto. Negli anni dell’università, questa tendenza ad informarmi sul mondo della sartoria era aumentata al punto da non poterla più ignorare.
Ero a Buenos Aires, nel 2011 e una compagna di classe, mentre studiava, mi vede passare l’intera giornata a dedicarmi al fenomeno dello Street Style. Lei mi disse: “perché non ti occupi di questo, dato che ti piace così tanto?” la mia prima reazione è stata: “Ma figurati! Ci mancherebbe, io devo fare l’avvocato!”. Ma è stata la prima pulce nell’orecchio che poi ha lavorato nel tempo successivo.
Tornato a Milano, ho cominciato ad ascoltarmi; i sono laureato, ho lanciato il mio sito, e da lì non mi sono più fermato. All’inizio non è stato facile, però era tale la forza della passione che mi trainavano che a un certo punto il progetto è diventato sostenibile dal punto di vista economico.

Puoi descriverci un tuo luogo del cuore?

 
Tra i luoghi del cuore, senza ombra di dubbio: la Costiera Amalfitana.
Sono un “costierano”. Amo Capri e Procida soprattutto, in particolare amo una terrazza dell’Hotel Le Fioriere a Praiano, non uno dei classici Hotel di Positano che si vedono sempre su Instagram. È una terrazza un po’ nascosta, ma si ha una vista a 180° di vista panoramica sul mare: Positano a destra, la chiesa di San Gennaro ai piedi, e il tramonto con il sole che scompare dietro la collina di Positano.
 

costiera amalfitana

 


Bio

Fabio Attanasio, nasce a Napoli nasce a 1987 e si trasferisce a Milano a diciannove anni. Si laurea in giurisprudenza presso alla Bocconi, ma l’avvocatura si rivela da subito non essere la sua strada.
Appassionato al mondo della sartoria maschile e dell’artigianato, Fabio lancia nel 2012 il blog The Bespoke Dudes: il primo blog al maschile a parlare di sartoria in italiano ed inglese con lo scopo di scoprire e diffondere la maestria del Made in Italy rivolgendosi ad un pubblico e ad uno scenario globale.
Collabora con diversi brand del lusso e nel 2015 lancia una capsule collection di scarpe in co-branding con Velasca Milano.
Nel 2015 nasce il progetto ‘The Bespoke Dudes Eyewear’ (TBD) da una collaborazione fra Fabio Attanasio e Andrea Viganò, esperto in digital marketing. Il brand di occhiali fatti a mano, rigorosamente made in Italy è la continuazione della passione sartoriale di Fabio. Obiettivo primario del brand è la valorizzazione dell’artigianalità italiana a livello internazionale.

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