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Tutto prende vita in riva al mare – Intervista a Massimo Marchiori

by Redazione

01 / 10 / 2021

Tutto prende vita in riva al mare – Intervista a Massimo Marchiori
Tutto prende vita in riva al mare – Intervista a Massimo Marchiori

Oggi Med Drops incontra Massimo Marchiori artista veneziano ideatore di Stari Ribar, una linea di lampade ecologiche a forma di pesce nate dall’amore per il mare e per la scultura. Dalla spazzatura dei mari all’arte.
 

pesce lampad
Wezen. I pezzi li ho trovati sulla spiaggia Draga a Silba.

 

Massimo, senti nella tua quotidianità di fare parte del mondo della mediterraneità? Se sì, l’esserlo, condiziona in qualche modo la tua professione?

 
Se per mediterraneità intendiamo il mare, le coste, la flora e la fauna, i luoghi, i colori e i profumi, allora sì, tutto ciò fa parte della mia quotidianità e ancor di più mi riporta a numerosi ricordi ed esperienze di vita. Questi elementi rappresentano anche la base di quello che ad oggi è la mia professione.
 

coccodrillo
Sham. I pezzi per crearla li ho raccolti a Silba nella spiaggia di Nozdre.

 

A livello creativo e progettuale, puoi considerare la mediterraneità una fonte di ispirazione o un condizionamento stilistico?

 
Assolutamente sì, il tutto prende vita in riva al mare e proprio lì nascono in me due tipologie di emozioni di natura diametricamente opposta.
Da un lato c’è il mare, protagonista della mia infanzia ed elemento di per sé affascinante e dotato di una forza disarmante.
Dall’altro attraverso il mio lavoro vedo troppo spesso anche la sua immensa fragilità, rappresentata da coste ricoperte da rifiuti dai quali non riesce a liberarsi che mi provoca una forte tristezza, ed è proprio lì che inizia la mia forma d’arte.
 

sottomarino

  Per realizzarlo ho usato due bottiglie del detersivo, un pezzo di legno, la parte frontale di un parabordo, una cima, un sottovaso, uno strano pezzo di plastica (che ricorda l’elica), due deodoranti per casa, un pennarello, una cannuccia e dei tappi.

 

Quale fra tutti, un esempio di arte, che rappresenta la mediterraneità nella sua essenza più iconica?

 
L’esempio più rappresentativo, che per me è stato anche fonte di ispirazione, è Bruno Munari.
Munari rappresenta una personalità unica e complessa e attraverso la sua arte è stato capace di mostrare tutte le diverse sfaccettature della sua evoluzione. Artista, designer e scrittore Munari va ad approfondire ed arricchire il concetto dell’artista, contribuendo in modo fondamentale in diversi campi, dall’espressione visiva a quella non visiva.
 

pesce lampada
Alnair. I pezzi li ho trovati sulla spiaggia Draga a Silba.

 

Se dovessi definire in poche parole il concetto di ospitalità, come lo descriveresti?

 
Spesso il concetto di ospitalità è legato all’accoglienza e ci suggerisce immagini come: una tavola imbandita, una porta aperta, un grande sorriso, io coglierei questa domanda per provare invece a visualizzare la parola ospitalità da un altro punto di vista.
Noi tutti siamo ospiti di un luogo chiamato Terra dove ognuno è libero si essere se stesso. Importante però è sottolineare come per me questo concetto sia strettamente correlato alla parola “rispetto”.

La natura ci offre e mette a disposizione tutto quello di cui abbiamo bisogno, la sfida è comprendere che nulla ci appartiene e che tutto deve essere condiviso, rispettando le diversità, le culture e le necessità altrui.
 

Rimorchiatore. Una nuova barchetta realizzata con i legni e pezzi di plastica recuperati a Cà Roman (Venezia).

 

L’eleganza maschile: la mediterraneità, coerenza e condivisione. Cosa ne pensi a riguardo?

 
Per me il concetto di eleganza scinde dall’aspetto esteriore, esso va ricercato nella propria intimità a prescindere dal sesso e dalla formazione. È un qualcosa di più profondo, intrinseco nella persona, che emerge nella vita di tutti i giorni attraverso gesti, pensieri e azioni e lo si può trovare ovunque.
 

camaleonte lampada
Sceptrum. I pezzi per crearla li ho raccolti a Silba nella spiaggia di Nozdre.

 

Potresti descrivere in poche parole, una caratterizzazione tipica del lifestyle mediterraneo, che lo distingue dal suo concetto portante nel resto del mondo?

 
In un mondo che corre e va veloce, la massima espressione del lifestyle mediterraneo secondo me sta proprio nella capacità di ritagliarsi degli attimi per godere di tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che ci circonda. A volte dimentichiamo la pace di un tramonto o di un paesaggio montano, la gioia che ci può dare un buon piatto di pasta al pomodoro, il profumo di liquerizia dell’elicriso mosso dal vento, il sapore pungente della salsedine sulla pelle dopo un bagno, la bellezza di perdersi per le calle di Venezia, la soddisfazione di bere da un ruscello sulle dolomiti del Brenta, la sabbia calda sotto i piedi nudi la prima volta che si torna al mare, l’infinita attesa e ricerca per ammirare per un solo secondo una sella cadente che attraversa il cielo e la certezza di rimanere ancora una volta incantati di fronte a una scultura del Canova.
 

pesce lampada blu
Toliman. I pezzi li ho trovati lungo la laguna Veneziana

 

Provando a pensare alla tua esperienza, puoi scegliere per noi un luogo elettivo che ha suscitato un movimento speciale delle tue emozioni, il cosiddetto “luogo del cuore” sia a livello personale che professionale? Quali sono i luoghi del cuore che più ti rappresentano ed emozionano?

 
I miei luoghi del cuore sono due.

Il primo si chiama Silba, una piccola isola pedonale della Croazia, dove è nato il mio nonno materno e dove grazie a lui ho imparato il rispetto per il mare e la natura. Silba ha giocato un ruolo fondamentale per me perché mi ha dato la possibilità di vivere a stretto contatto con la terra, in modo quasi primitivo, che è proprio il dettaglio che fa la differenza e che ha stimolato in me la voglia di raccontarmi attraverso la mia forma d’arte.
Un secondo luogo altrettanto importante è la mia città natale: Venezia. Una città unica nella sua conformazione, una città riconoscibile e conosciuta in tutto il mondo, dove viverla però è diverso dal visitarla. La amo nel silenzio della nebbia autunnale, con la sua laguna attraversata dal solo “rumore” di un sandalo a remi. Venezia è per me fonte di ispirazione per la sua fragilità, per il suo precario equilibrio sull’acqua e per la sua dicotomia tra i fumi delle fabbriche sopra Malghera e una fauna che sopravvive con fatica all’”invasione” dell’uomo.
 

leone giallo
Denebola.I pezzi per crearla li ho raccolti a Cà Roman (Venezia).

 

Le forme degli oggetti che ricostruisci con ciò che raccogli, come nascono? Come ti ispiri?

 
La mia inspirazione nasce dai pesci che abitano i nostri mari, con le loro forme strane e bizzarre, con i loro colori cangianti che si possono percepire solo in profondità e coi loro nomi imparati in barca con il nonno: le salpe, le occhiate, i suri, i barai, i chinesi…
In un secondo momento poi la forma materica prende vita in studio. Seleziono la plastica che voglio utilizzare e realizzo un bozzetto acquarellato dove decido la forma, i pezzi che utilizzerò, il colore e il nome della nuova scultura (da bravo marinaio nome rubato alle stelle).
 

Mebsuta.I pezzi li ho trovati sulla spiaggia Draga a Silba.

 

Quale secondo un’azione che si dovrebbe fare per sensibilizzare la comunità a rispettare il nostro mare?

 
Fondamentale secondo me è essere informati e consapevoli. Trasmettere alle nuove generazioni il rispetto per l’ambiente basandosi sul concetto delle 3 R: riciclare, ridurre e riutilizzare. Non bisogna dimenticare, è necessario quindi fare un chiaro confronto tra il passato e il presente per capire dove abbiamo sbagliato, quali sono state le conseguenze e i danni prodotti dall’inquinamento, al motto di “cambiare si può, cambiare si deve!”.

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