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L’ospite, sempre al centro – intervista a Riccardo Rossi

by Redazione

25 / 05 / 2021

L’ospite, sempre al centro – intervista a Riccardo Rossi
L’ospite, sempre al centro – intervista a Riccardo Rossi

Nato e cresciuto a Viterbo, Riccardo fa le sue prime esperienze dietro a un bancone di un bar nel periodo in cui vive e si forma a Londra.
Ancora ricorda la quantità infinita di bicchieri da lavare.
Runner, barback, bar manager, bartender.

Tornato in Italia, da Freni e Frizioni, in zona Trastevere, ci passa quasi per caso, e quasi per gioco si propone come collaboratore a Cristian, quando ancora non immaginava che sarebbero diventati soci e grandi amici.

Cristian mi disse che non cercavano personale, ma, dopo un paio di battute e saputo che venivo da Londra, ci accordammo per una prova.

E la prova è andata bene!
Cristian era al tempo sempre più impegnato con il progetto de La Punta Expendio De Agave, un locale in partecipazione con Freni e Frizioni, e io sono diventato presto il suo vice, segnando definitivamente la strada che stavo prendendo, e quella che invece abbandonavo: un lavoro d’ufficio, come post produttore cinematografico, non avrebbe mai fatto per me!

trastevere
 

Nel 2016 Riccardo diventa socio di Freni e Frizioni: lo Street Cocktail Bar nel cuore pulsante di Roma, inaugurato nel 2005 e che grazie ad una crescita graduale ma costante, è stato nominato da Tales Of The Cocktail, autorevole organizzazione di settore, tra i dieci migliori High Volume Bar del mondo, è entrato nei 50 Best Bar alla posizione n.87, e nei Top 500 Bar, alla posizione n.33.

Nel 2015, per festeggiare i 10 anni, i soci pubblicano un volume con nozioni su distillati, tecniche e strumenti fatti da alcuni personaggi di spicco del settore; nel 2014, un libro con le ricette dei loro 50 cocktail best seller. Nel 2021 è prevista l’uscita di un seguito del primo, con articoli scritti da personaggi di spicco, nazionali e internazionali, su distillati e argomenti diversi.

Per me essere dietro un bancone è come essere “on stage”. Anche se ultimamente, devo ammettere, ci sto sempre meno, continuo comunque sempre a ripetere ai ragazzi che loro sono lo specchio del locale, devono essere educati, sorridenti, salutare sempre i nostri ospiti e cercare di rendere il tempo trascorso nel locale sempre gradevole, che alle spalle abbiano una brutta o una bella giornata.

L’errore più grande, ma anche più comune, che un bartender può commettere è quello di mettersi al centro; anche se a volte la tentazione è forte, deve sempre tenere ben presente che non è lui il protagonista del locale, ma l’ospite.

Oggi Riccardo è quasi completamente assorbito dal bar.
Per passione, si è nel frattempo specializzato nel Pisco, un distillato d’uva del Perù, dove ha scoperto un mondo fatto di terroir, sfaccettature, sapori differenti. Il Pisco, potrebbe sembrare la nostra grappa, ma non lo è: perché la distillazione parte dal succo dell’uva, non dalle vinacce. In Perù Riccardo è anche stato nominato scherzosamente Caballero del Pisco con tanto di cerimonia in un bar peruviano con due grandi esperti di Pisco.

pisco
 

Riccardo, vuoi raccontarci quali sono gli aspetti che più ami del tuo lavoro?

 

Difficile dare una risposta univoca, ma uno degli aspetti che più amo è la totale assenza di monotonia.

Ogni sera al bar incontri persone diverse, ogni volta che prepari e servi un drink, c’è sempre qualcosa di nuovo, che rende quel drink e quel momento speciale, diverso dal precedente.
Soprattutto in un high volume come Freni e Frizioni ogni giorno sei abituato a servire centinaia di persone e di certo non ci si annoia, al massimo si fatica molto!

Nel tuo vissuto, come uomo, quale sensazione specifica caratteristica attribuiresti al concetto di mediterraneità? 

 
Avendo vissuto all’estero e viaggiato molto, mi sento di poter affermare che le nelle popolazioni mediterranee si possono riscontrare delle inequivocabili caratteristiche comuni. Possiamo certamente generalizzare affermando che siamo persone accoglienti, amichevoli, passionali e generose, e con un notevole livello di tradizione culinaria.”

Quale è la prima immagine, o emozione, che il concetto di mediterraneità richiama alla tua mente? 

 
La prima sensazione che mi viene in mente quando sento la parola “mediterraneità” è il mare, la sua costa, i profumi e i prodotti tipici di questa parte del pianeta.

costa mediterranea
 

Come e quanto entra la mediterraneità nella tua professionalità, e nel mondo che vi gravita attorno? 

 
La mediterraneità partecipa costantemente alla mia lista ingredienti; condiziona la mia scelta orientandomi verso quelli tipici del meraviglioso territorio che abitiamo.

È vero che ormai nella distribuzione o online possiamo ormai trovare prodotti provenienti da tutto il mondo, ma in casa nostra abbiamo una eccellente varietà di assortimento, un’abbondanza di sapori e profumi, che conosciamo e con cui possiamo giocare con infinite opzioni e facilmente.”

Cosa significa per te “innovazione” 

 

Per me l’innovazione è una strategia fondamentale per la sopravvivenza di una attività nel tempo.

Bisogna sempre esser lungimiranti, e prendere atto del fatto che il successo di oggi non è una garanzia di continuità, ma un ottimo punto di partenza, per continuare a lavorare in ottica di cambiamento ed evoluzione.
È importante continuare a studiare e osservare, per restare sempre al passo con i tempi, mantenendo invariata la propria identità: mai snaturarsi, ma introdurre sempre cambiamenti graduali, con passaggi.”

Sembra che Londra sia una tappa fondamentale per chiunque voglia coltivare la tua passione. Ma secondo te esiste una qualità che solo l’essere italiano, può conferire al percorso professionale di un bartender?

 
Si dice che al mondo siano due le capitali dei cocktail (e non solo): una è New York, l’altra Londra. Io ho avuto il piacere di vivere a Londra 5 anni, anche se al tempo ero fuori dai circuiti di classifiche, premi e riconoscimenti.

A Londra i trend partono prima, ti confronti con personaggi di spicco e con una miriade di bar, tra i migliori al mondo, con filosofie e concept differenti.
Anche la clientela è la più variegata che puoi trovare in tutta Europa, perciò impari a rapportarti con persone che provengono da ogni lato del mondo.
Ora non saprei dire il motivo preciso, ma alcuni dei più grandi locali di Londra sono gestiti da bartender italiani, molti dei quali riconosciuti come i migliori e più famosi in tutto il mondo. Il numero è troppo alto, per essere considerato solamente un caso!

pub inglese
 

Fra tutti, potresti individuare un mix o cocktail che rappresenta al meglio il gusto della mediterraneità?

 
Tra tutti indicherei un mio signature cocktail che avevo preparato per una guest e che poi è diventato uno dei best seller di Freni e Frizioni, nonostante non sia mai stato inserito in nessuna drinklist.

Si chiama “Mediterranean Fizz” e contiene gin, un liquore di lavanda di nostra produzione, succo fresco di limone, sciroppo di timo, acqua tonica e qualche goccia di bitter mediterraneo, sempre di nostra produzione.

Se dovessi definire in poche parole il concetto di ospitalità, come lo descriveresti?

 
Ospitalità significa mettere al centro dell’attenzione i tuoi ospiti (clienti) e il loro benessere, cosa al giorno d’oggi non cosi scontata.

Mettere al centro dell’attenzione l’ospite non significa garantirgli un buon servizio, quello dovrebbe essere la base. Significa garantire il miglior servizio che egli si possa offrire, sempre; saperlo ascoltare, andare incontro alle sue richieste, coccolarlo e saperlo consigliare al meglio. Vedrete che un cliente soddisfatto non solo tornerà, ma ne parlerà anche con i suoi amici.
Un cliente soddisfatto è un tuo successo, e quello del locale!


Bio


Riccardo Rossi nasce 37 anni fa e vive la prima parte della sua vita a Viterbo.Laureato in scienze della comunicazione per poter poi intraprendere la strada del marketing o del giornalismo, a 22 anni decide invece, come moltissimi poi soprattutto nel mondo della mixology, di partire alla volta di Londra per imparare la lingua, vedere cose diverse. E, come spesso accade, ti innamori di quella città e ci rimani anni. Cinque, per la precisione. Anni in cui si appassiona e coltiva alla professione e alla arte della mixology

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