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L’arte come modo di vivere – Intervista a Alberto Nespoli

by Redazione

20 / 04 / 2021

L’arte come modo di vivere – Intervista a Alberto Nespoli
L’arte come modo di vivere – Intervista a Alberto Nespoli

Sono italiano al 100% e l’italianità ce l’ho nel sangue.

Porto ovunque con me il forte legame con la terra e i suoi profumi, con la varietà incredibile dei paesaggi da cui proviene la straordinaria munificenza di frutti che rende unica la nostra terra, come ha sottolineato a suo tempo Oscar Farinetti quando ha deciso di fondare Eataly.

 

VARIETA’, COMPLESSITA’, CONTRASTI E ARMONIE

E proprio ciò che rende speciale la nostra terra, è anche ciò che mi caratterizza e che trasferisco in ogni aspetto del mio lavoro: varietà, complessità, contrasti e armonie.
Ogni spazio ha la sua precisa caratterizzazione, che gli attribuisce il senso di appartenenza e armonia con il contesto.

Il forte legame che sento con la bellezza aspra e incontenibile del sud, con i morbidi e rigogliosi paesaggi del centro, con gli orizzonti ora spaziosi, ora impervi, degli incredibili contrasti del nord.

Un’intima ecletticità che eredito dal multiforme aspetto della terra natia e che so bene essere un prezioso patrimonio, un privilegio culturale rispetto ai miei colleghi esteri, non italiani.

foto-eligo

E questa indole poliedrica si è tradotta direttamente nella mia professionalità, ovvero lo studio di progettazione Eligo.

Uno Studio dal gusto estremamente italiano, dal tessuto artigianale e che fa riferimento alle produzioni caratteristiche dei distretti, frutto di una lunga tradizione coltivata nel tempo a garanzia di quella qualità ed esperienza tipiche della piccola imprenditoria nazionale.

Le differenze nei particolari, negli stili, nelle tecniche, piccole eccentricità, materiali speciali, per lo più autoctoni, non c’è limite in Italia: abbiamo un ricco bagaglio di risorse e maestranze da valorizzare, e da fare conoscere al mondo.

Eligo, deriva dal verbo latino eligere, scegliere con cura ed eleganza, a esemplificare l’idea di voler dare un segno distintivamente italiano agli spazi; un segno che si concretizza anche nell’attribuire massimo rispetto alle preesistenze architettoniche e nell’attenta valorizzazione di ciò che esse rappresentano.

Non assumiamo mai un approccio distruttivo o autoreferenziale, ma ci inseriamo sempre con gentilezza nel contesto, tenendo ben in considerazione la struttura, i vincoli e i pregi.

 

IL POTENZIALE ESTETICO DEL PREESISTENTE

Sviluppiamo il potenziale estetico di ciò che c’è già, esaltandone gli elementi distintivi e portando alla luce la bellezza intrinseca.

Alcuni anni fa ho seguito un progetto molto coinvolgente: ristrutturare per conto di Air B&B California, tre location, case d’artista, site in tre regioni completamente diverse tra loro.
Una al nord, sul lago d’Idro, vicino a Brescia, una al centro in Molise, e uno al sud, a Sambuca di Sicilia. 3 progetti, 3 mondi diversi, con preesistenze fortemente differenti e qualità tipiche fortemente eterogenee.

La nostra missione era quella di rispettare i luoghi, per non togliere dignità e autenticità all’originalità del territorio, perché chiunque avesse un giorno visto e vissuto il nostro lavoro, avrebbe potuto ritrovare la coerenza culturale del paesaggio e del popolo in cui è inserito.

 

A livello creativo e progettuale la mediterraneità è solo una fonte d’ispirazione, o anche condizionamento stilistico?

Lo definirei un vincolo, nel senso positivo del termine.

Nel mio lavoro come in qualsiasi altro tipo di lavoro creativo, più paletti e limitazioni ci sono e più è semplice definire la strategia, perché vuol dire che le idee sono chiare.

Insegno alla NABA, Nuova Accademia delle Belle Arti, e sono solito fare un esempio ai miei studenti:

se vi dovessi affidare uno spazio bianco in un’area completamente vuota, ad esempio un cubo, il vostro intervento creativo sarebbe messo in estrema difficoltà, non sapreste da dove e come cominciare. Se invece potete partire anche solo dalla vista di un orizzonte, un mare, una collina, una strada in città, allora potrete più facilmente iniziare a raccontare una storia, da quello spunto”

 

L’ARTE MEDITERRANEA ACCADE

Che cosa rappresenta per te, nella sua specificità, l’arte mediterranea.

Non è tanto la tecnica con cui l’arte mediterranea prende forma, ma è la semplicità con cui la prende. L’arte mediterranea accade.

L’arte è considerata dai più un’attitudine elitaria, ma nella sua accezione più ampia, più originale, un pane cunzato per me è arte, lo è un vigneto ben curato.

due immagini Eligo

 

Le dolomiti sono arte.

L’arte è un’esperienza; un messaggio che chiunque può cogliere senza bisogno di sofisticazioni.
E questo è il momento storico più adatto per avvicinarci a questo concetto di opera d’arte: meno elucubrazioni, e più concretezza.

Se si va a Venezia, Venezia è l’opera d’arte.

Un buon amico è arte.

Tutte quelle cose buone e belle, che in questo momento ci mancano tanto, di cui oggi possiamo solo godere nel loro formato digitale, tutto questo è arte.

Il tramonto è arte, Filicudi è arte, la Valle della Luna in Sardegna è arte.

 

OSPITALITA’ E CONVIVIALITA’

Quale è il tuo concetto di Ospitalità?

Anni fa, quando ho avviato la mia ricerca con il collettivo Segno Italiano che è poi evoluto in Eligo, abbiamo cominciato a farci conoscere nell’ambiente perché eravamo i precursori della nostra generazione avendo approcciato il mondo dell’artigianato artistico e del design con un tema particolare: siamo partiti da uno scenario di tavola imbandita, esaltando il concetto di convivialità, un’espressione tipica dell’italianità.

Studiando, lavorando e vivendo, ho potuto constatare personalmente quanto alcune caratteristiche del vivere abbiano un sapore esclusivamente italiano. Altre, le trovi invece solamente all’estero.

Il tema della convivialità rappresenta la condivisione della tavola, del cibo, un momento culturalmente significativo in un paese dove la tradizione culinaria riveste un ruolo così cruciale nella storia della terra e del popolo.

Oggi, stiamo progettando una locanda a Reggio Emilia, 10 stanze i cui muri trasudano italianità, curata nei particolare, senza eccessi.

Esser oste, è un ruolo molto delicato e importante, non c’è niente di più intimo di cucinare per i tuoi ospiti: perché stai offrendo del cibo scelto e preparato da te, che nutrirà e finirà nel loro stomaco; è un gesto di amore che può assumere la forma di una tavola imbandita, di un pic nic in un parco, o una schiscetta in riva al mare.

Proprio l’altro giorno, ad esempio, ero ad Arenzano per lavoro con la mia collaboratrice.

Il lockdown impedisce il consumo presso o nelle adiacenze dei locali, così abbiamo condiviso una focaccia su uno scoglio. Magicamente, mangiare assieme un pezzo di focaccia ligure, diventa un momento di condivisione, una piccola esperienza relazionale.
All’estero il cibo ha un potenziale meno coesivo, mangiare un pezzo di focaccia (ligure se la sognano!!!), è: mangiare un pezzo di focaccia.

 

Esiste un luogo elettivo che definiresti luogo del cuore?

D’istinto mi viene in mente la campagna senese.

Quando ero studente al Politecnico di Milano partecipai a una vacanza studio nel senese; un ottimo professore di fotografia ci invitò a fare un workshop durante il quale mi persi in un immenso campo di grano, dove scoprii alcuni resti di tombe etrusche.
Mi persi più volte, trovai oggetti e li smarrii, ricordo aver corso per i campi tra entusiasmo e disorientamento, ricalpestando le stesse aree e ritrovando pezzi di storia, e pezzi di me.

Venezia invece è una città che sin da piccolo visito regolarmente. Ho avuto l’onore di lavorare in diversi progetti tra cui una mostra durante la rassegna di Homo Faber, promossa da Michelangelo Foundation e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e ho lavorato a una ristrutturazione di una Penthouse su Canal Grande.
Ma ci torno spesso comunque, per ragioni di biennale, di laguna, di Sarda in Saòr, per infinite motivazioni ci finisco sempre con grande passione e con grande interesse; e ogni volta è una scoperta nuova e incredibile.

ultimoeligo


Bio

Alberto Nespoli è architetto d’interni di Eligo Studio e co-fondatore del brand Eligo.
Dopo un’esperienza di oltre 5 anni nel collettivo Segno Italiano intorno ai temi dell’artigianato e una lunga attività a sostegno del Made in Italy, delle sue botteghe e delle sue eccellenze, Alberto decide di mettere la propria competenza al servizio del nuovo brand internazionale Eligo.
La contemporaneità del progetto risiede nella scelta (in latino “eligere”) elegante e curata di oggetti in grado di raccontare il mondo dell’artigianato, la qualità nella fattura e la bellezza senza tempo di elementi di arredo realizzati a mano.

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