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L’armonia nelle differenze – Intervista a Veronica Leali

by Redazione

23 / 07 / 2021

L’armonia nelle differenze – Intervista a Veronica Leali
L’armonia nelle differenze – Intervista a Veronica Leali

 

Senti di fare parte del mondo della mediterraneità? Se si, l’esserlo, condiziona in qualche modo la tua professione?

Credo che la mediterraneità faccia parte di me e del mio quotidiano. Lo percepisco molto, sia nella sfera privata che in quella professionale, nel tipo di approccio che ho nei confronti della vita stessa.
La curiosità, la voglia di sperimentare linguaggi diversi, la tendenza a mescolare colori, materie, dimensioni, l’uso dell’intelligenza delle mani. Lo sguardo che poggio sulle cose e la tendenza a leggere dettagli mi aiutano nel mio lavoro di interior design stylist, che nella sua essenza è proprio la capacità di mescolare cose diverse, ispirazioni, suggestioni trovando un equilibrio, non solo estetico e formale, ma anche narrativo.

colonne e palma
Ph. Delfino Sisto Legnani – Ph. Bianca Puleo

 

A livello creativo e progettuale, puoi considerare la mediterraneità una fonte di ispirazione o un condizionamento stilistico?

A livello creativo la mediterraneità è al 100% una fonte di ispirazione.
Soltanto guardando fisicamente al bacino del Mediterraneo, ed effettivamente riflettendo sulla parola bacino, si capisce come sia a tutti gli effetti un contenitore dal quale poter estrapolare di volta in volta racconti, materie, colori, lavorazioni, atmosfere, suoni, visi, storie… è potenzialmente una fonte infinita di suggestioni cui fare riferimento, e per chi ha la fortuna di lavorare con la creatività è davvero uno scrigno prezioso di ispirazioni. È sensorialità allo stato puro, travolgente la modalità in cui investe le percezioni e dà effettivamente modo di rielaborarle in modi personalissimi attraverso il filtro della creatività.

Quale fra tutti, un esempio di arte, che rappresenta la mediterraneità nella sua essenza più iconica?

L’iconicità di un concetto così variegato non la posso ridurre ad un unico aspetto e quindi un unico riferimento…
Se penso ad un artista che possa rappresentare più di altri la mediterraneità, e forse sarò banale, mi viene in mente subito Picasso. Un artista che ha saputo evolversi, muoversi nella sua stessa espressione, sperimentando medium e forme diversi, riuscendo ad elaborare suggestioni anche molto differenti in un segno personale ed inconfondibile a sua volta. Per me Picasso è emblema del movimento, del cambiamento, della contaminazione, che sono caratteri fondanti della mia interpretazione di mediterraneità. La capacità di mutare nel rispetto di sé stessi.
Se invece penso ad una forma di arte, e anche qui la banalità mi accompagna, penso alla cucina. Perché l’esperienza di un ottimo cibo, cucinato con amore e consapevolezza, e condiviso con gratitudine ed entusiasmo è una espressione d’arte. Chiunque sia passato da una tavola italiana lo sa.

Ph. Simone Fiorini – Ph. Delfino Sisto Legnani

 

Se dovessi definire in poche parole il concetto di ospitalità, come lo descriveresti?

L’ospitalità è un abbraccio, è una forma che accoglie, è una tavola a cui sedersi insieme, è un salotto in cui sentire raccontare storie, è una finestra aperta sull’altro.
Da interior design stylist è un termine che a cui tengo molto: spesso la richiesta che mi viene fatta dai clienti è quella di rendere uno spazio, che sia fisico o che sia rappresentato in una immagine, ospitale. Fondamentalmente una questione di linguaggio e mediazione per far si che i vari attori coinvolti nel processo di comunicazione possano avvicinarsi e capirsi, condividere. E del mio lavoro mi piace molto questo aspetto di reinterpretazione e mediazione, di calibrazione degli equilibri, di composizione che possa rendere ad uno stesso oggetto atmosfere completamente diverse.

L’eleganza femminile: la mediterraneità, coerenza e condivisione. Cosa ne pensi a riguardo?

Se affianco le parole “eleganza femminile”, “coerenza” e “condivisione”, la primissima immagine che mi sovviene è il viso di Maria Lai. Artista Italiana che, nel restare coerente a sé stessa sempre ha trovato il modo di riuscire ad esprimersi in un mondo in cui il femminile non era contemplato. E lo ha fatto spesso condividendo il suo mondo, fino alla creazione della sua opera più imponente in cui ha legato, attraverso un nastro, un intero paese alla montagna che lo sovrasta in un gesto estremo di condivisione da una parte, il gesto del legare con la sua accezione più positiva, e di fortissima coerenza dall’altra, il legame con la propria terra e la convinzione delle proprie idee che spingono a combattere per esse.
La sua mediterraneità si esprime nella sua forza come donna e nella matericità delle sue opere, legate ad un saper fare che è estremamente radicato nel territorio, nella tradizione, nel racconto di una terra, di una luce che solo nel Mediterraneo trova esistenza.

salotto arredato
Ph. Filippo Bamberghi

 

Potresti descrivere in poche parole, una caratterizzazione tipica del lifestyle mediterraneo, che lo distingue dal resto del mondo?

Credo che lo stile mediterraneo abbia insito in sé il concetto di contaminazione ed evoluzione. È un mix prepotente di narrazioni diverse, che storicamente si sono sempre intrecciate dando origine a quello che oggi riconosciamo come tale, ma che nell’essere frutto di una evoluzione, è al tempo stesso fase intermedia di una trasformazione perpetua che ci porterà, con il tempo, a riconoscerlo in qualcosa di diverso, ma comunque familiare rispetto a quello che è ora. Il cibo e la convivialità sono forse due delle espressioni più alte che caratterizzano il lifestyle mediterraneo, la narrazione attorno all’atto del mangiare che è condivisione, che è compartecipazione, è una esperienza completa e complessa, in cui il nutrirsi è solo una parte del tutto. Quando progetto lo styling per foto in generale, ma in particolare mi succede per il food, tendo naturalmente ed inconsciamente a creare dei piccoli storytelling che contengano tutto questo, in cui i livelli di lettura e le loro sovrapposizioni possano essere molteplici. Assecondo la peculiarità naturale degli atti alimentari trasformandoli in narrazione visiva.

tavolo con due cocktail

Provando a pensare alla tua esperienza, puoi scegliere per noi un luogo elettivo che ha suscitato un movimento speciale delle tue emozioni, il cosiddetto “luogo del cuore” sia a livello personale che professionale? Quali sono i luoghi del cuore che più ti rappresentano ed emozionano?

Da anni le mete dei miei viaggi sono, non a caso, i paesi bagnati dal Mar Mediterraneo. È’ un richiamo che riconosco come molto forte, ogni volta che progetto un viaggio inizio con luoghi altri e finisco sempre per tornare qui. Credo che due dei luoghi a cui mi sento più legata siano Tangeri e Tel Aviv, e credo di averli amati così tanto proprio perché sono rappresentazione e simbolo di quel mix così affascinante ed estremo che vedono questi due luoghi vivere di contrapposizioni. Mi emoziona la vita, e in queste città la vita ti travolge: i suoni, i rumori, i colori, la luce, le persone, il mare, il vento, l’architettura, la vegetazione rigogliosa contrapposta al deserto poco distante, il caos dei mercati e il silenzio nei momenti di preghiera, i sorrisi, la bellezza dei volti che mescolano fattezze diverse. Il cibo… il cibo è indimenticabile, l’esperienza olfattiva del viaggio è indimenticabile (anche se la memoria olfattiva è valida per ogni luogo) ed intensa. Per me questi luoghi, come molti altri nell’area geografica e culturale definita dal Mare mediterraneo sono occasione di ricarica, nel senso che sono luoghi in cui posso ricaricare le mie energie fisiche, spirituali e creative facendo anziché riposando, dove le ispirazioni entrano e si depositano senza sapere di essere ispirazioni, fino al momento in cui, apparentemente per caso, riaffiorano al momento giusto.

scampi e cactus
Ph. Federico Miletto

Bio


Stylist d’arredamento, ama molto i lavori che si ispirano all’intelligenza leggera di Bruno Munari e di Olafur Eliasson. Passando attraverso la progettazione multisensoriale ed in particolare olfattiva per eventi approda allo stylist quasi per caso. Da sempre ha un debole per gli oggetti, che scova, descifra, accosta: nelle sue composizioni i pezzi più disparati trovano forza e significato nella relatività dell’abbinamento. Di un oggetto le interessano la storia e il racconto. E i suoi collegamenti sono esplorazioni inconsuete, raffinate e sensibili dei nostri rapporti con le cose.
Segue progetti redazionali per Style Magazine e AvantGarde. Ha collaborato con aziende del design seguendo progetti di allestimento per Marazzi, SP01 Design, Mini BMW, Diamantini Domeniconi. Ha curato, tra gli altri, i cataloghi di De Castelli, SP01 Design, VBitossi Ceramiche, La Calce del Brenta, Frette.

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